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L’ANPI e i giovani, risorsa del futuro

di Maria C. Fogliaro

IMG_3662Sul tema I giovani, risorsa del futuro si è svolta giovedì 12 maggio a Rimini la tavola rotonda di apertura del 16°congresso nazionale dell’ANPI, che quest’anno porta il titolo Con i valori della Resistenza e della Costituzione, verso un futuro democratico e antifascista. L’assemblea − convocata al Palacongressi, ma arricchita anche da iniziative collaterali previste in zone diverse della città − si concluderà domenica 15 maggio con l’approvazione dei documenti congressuali e l’elezione degli organi dirigenti.

Dopo i saluti del sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, quelli del direttore generale dell’INSMLI (Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia), Claudio Silignardi, e di Giusi Del Vecchio (presidente provinciale dell’ANPI−Rimini), è stato Carlo Smuraglia (presidente nazionale uscente dell’ANPI) ad aprire l’incontro al quale hanno partecipato Susanna Camusso (Segretario generale della CGIL), Carlo Galli (filosofo politico e deputato), Chiara Saraceno (sociologa), Raffaele Mantegazza (pedagogista interculturale) e Paola Panciroli (giovane laureata).

La scelta di partire dalla questione giovanile − ha detto Carlo Smuraglia − se da un lato origina da un’organizzazione come l’ANPI, proiettata verso il futuro, dall’altro nasce dalla presa d’atto che un tema così importante è stato affrontato in termini inadeguati e insufficienti,«spesso accusando i giovani di colpe che non sono loro, ma nostre». «Dovremmo garantire a tutti − ha affermato Smuraglia − certezze per il presente e sicurezze per il futuro. E, finora, mi pare che non ci siamo riusciti». Se si vuole pensare alle nuove generazioni «come a una risorsa e a una speranza» è decisivo porsi il problema di come riuscire a «creare una società nella quale i giovani possano esplicare le loro qualità, le loro possibilità e le loro scelte» e a riportare «in primo piano quei grandi valori a cui un Paese dovrebbe ispirarsi» e che oggi da noi appaiono decaduti.

Anche per Susanna Camusso «bisognerebbe cominciare a discutere su che cosa non abbiamo fatto noi rispetto al contesto nel quale oggi i giovani si trovano in condizione ampiamente minoritaria e non particolarmente rispettata» e pensare a «ricostruire quelle certezze, quelle conquiste, quei diritti che hanno reso la nostra una vita migliore, e che oggi non sono più scontati per quelli che verranno». «Noi − ha affermato Camusso − stiamo provando a farlo a partire dalla Carta dei Diritti Universali del Lavoro», con l’obiettivo prioritario di includere anche chi non fa parte del mondo del lavoro organizzato. «Se vogliamo parlare di giovani e di un futuro per questo Paese − ha detto il Segretario della CGIL −, la premessa è che riconsegniamo gli strumenti della possibile giustizia sociale».

«Dobbiamo chiederci in concreto − avverte Carlo Galli − quali strumenti abbiamo costruito e consegnato a chi ha davanti a sé un futuro». E di fronte all’evidenza di non essere «riusciti a rendere incontrovertibile quell’apparato di valori che i giovani che fecero la Resistenza costruirono», è oggi indispensabile − secondo Galli − fornire alle giovani generazioni «quelle strutture morali, culturali, istituzionali, normative ed economiche che diano una chance di inclusione reale (non propagandistica e non subalterna) a persone che hanno tutto il diritto di prendersi il posto che vogliono, come vogliono». Per questo «sarà necessaria una nuova discontinuità» che − come la Resistenza − sia preludio a un nuovo mondo con più giustizia e più certezze, e che consenta realmente ai giovani di costruire se stessi.

Sull’ideologia nazifascista che sta riemergendo con prepotenza in Europa ha incentrato il suo intervento Raffaele Mantegazza. «Il neofascista o il neonazista adulto − ha affermato Mantegazza − per me non è un interlocutore, è un nemico. E voglio che sia molto chiara la differenza», perché «il nazismo e il fascismo non sono opinioni: sono la negazione di qualunque opinione». Ma, davanti a questa nuova ondata di razzismo e di xenofobia, che conquista i giovani più impreparati e che rimanda a un passato che si pensava sepolto per sempre, «la forza e il coraggio delle armi resistenziali − ha detto Mantegazza − oggi sono ancora gli stessi».

Paola Panciroli ha offerto la propria testimonianza di giovane neolaureata, «che si affaccia al difficile mondo del lavoro». Davanti a un universo lavorativo che non dà certezze e dietro il quale si nasconde spesso l’ombra dello sfruttamento, sarebbero necessari − secondo Panciroli − provvedimenti e «politiche efficaci e di ampio respiro per la valorizzazione dei giovani e delle loro competenze nel mondo del lavoro».

Pensando al tipo di contesto culturale oggi dominante, Chiara Saraceno ha sostenuto che bisogna anche cominciare a scalfire l’immagine che è stata creata dei giovani in quanto giovani, perché, ad esempio, «non è affatto vero che la maggioranza dei giovani rifiuterebbe un lavoro manuale». Quello che le nuove generazioni in realtà cercano è «un lavoro dotato di senso, dignitoso, con una paga decente e in cui sentano di poter esprimere le proprie capacità». Compito imprescindibile degli adulti − ha detto Saraceno − è quello di costruire contesti che consentano lo sviluppo delle capacità dei giovani e anche la possibilità di «dire la loro sul tipo di vita che vogliono condurre, e costruire per sé e per gli altri».

Nel complesso, esce da queste riflessioni un’idea preoccupata ma non disperata del Paese. Com’è naturale del resto in un contesto come quello dell’ANPI, in cui ancora si incontrano − meravigliosamente giovani nell’anima, nello spirito, nello sguardo, nella semplice e serena coscienza del dovere compiuto − i giovani di più di settant’anni fa. Quelli che nella situazione più disperata non disperarono e si misero all’opera per fare un’Italia migliore.

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