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Un popolo senza partito per un partito senza popolo

di Andrea Sintini

segretario di Valore Lavoro

La disaffezione democratica dell’Italia ha raggiunto un livello preoccupante. I nostri concittadini si riferiscono alle istituzioni democratiche(partiti, sindacati, eletti del popolo ed organi costituzionali) come mondi diversi, lontani e spesso incompatibili.

Non fosse per una popolazione invecchiata ed imbruttita si potrebbe temere il ritorno di che un passato triste fatto di marcette patetiche e sfoggi di mascolinità.

Ma a cosa può essere dovuta questa disaffezione? Sempimagelificando potremmo dividere le motivazioni in fattori soggettivi, oggettivi ed identitari.

Dal punto di vista soggettivo, le persone si sentono inascoltate, addirittura inaudibili ed insignificanti nei confronti di dinamiche economiche e sociali che sembrano avanzare autenticamente senza mai chiedere il permesso.

Da quello oggettivo: si deve onestamente ammettere che la classe dirigente dei partiti e, con loro, del partito democratico è totalmente inadeguata a sostenere il bene comune e fin troppo adeguata a sostenere il proprio bene individuale fatto di carriere immotivate ed ingiustificabili di fronte al merito ma molto giustificate dalla lealtà cieca e sorda.

Da quello identitario: bisogna dire che si sente una terribile mancanza di un minimo comune denominatore che possa portare a creare una unione di intenti e volontà che possa creare blocchi sociali.

Non si possono certo dare soluzioni a questi problemi epocali in poche parole ma certamente si può abbozzare una direzione.

Le percezioni vanno cambiate; per far ciò dobbiamo intervenire sull’esistente, migliorare la struttura del partito democratico consentendogli di essere una vera porta di ingresso e di sintesi delle volontà popolari. Questo può essere fatto creando nuovi strumenti di partecipazione, anche virtuali, completamente differente da quelli attuali cercando di attirare le menti migliori della società ed evitando così(o meglio dire invertendo la recente triste tradizione) di diventare un tristissimo ufficio di collocamento per mediocri proclamatori di slogan triti e ritriti.

Le percezioni vanno cambiate anche intervenendo sulle convinzioni di menefreghismo ormai radicate, convincendo la gente a partecipare nuovamente attraverso una vera campagna culturale con enormi dose di energia e denaro spese per invertire la tendenza.

Punti chiave del messaggio devono essere: partecipazione, idee, sintesi , contendibilità e rigore.

Siamo una forza collettiva che porta avanti idee alle quali tutti contribuiamo almeno in parte, perdendo, vincendo ed alle volte arrabbiandoci per l’incapacità di far vincere le nostre battaglie ideali.

Il punto chiave è che la gente deve convincersi nuovamente che la politica è l’unico strumento utile per il miglioramento della società e l’abbandonarla è spesso dar forza agli idioti- più o meno utili.

Una volta intrapreso questo cammino bisognerà dare un messaggio chiaro, limpido e fortemente condiviso.

Per me questo messaggio non può che essere una società multiculturale, interclassista dove l’ascesa sociale non sia fermata da inutile corporazioni ma dove l’ascesa economica non debba per forza coincidere con l’ascesa sociale. Un’economia di mercato efficiente ma non una società di mercato.

Per questo penso che le poche ridotte che ancora pensano che queste cose siano importante debbano coagularsi, trovare forza e scegliere un proprio rappresentante che possa portare avanti queste idee.

In questo momento non vedo altra possibile soluzione se non trovare un soggetto intelligente, radicato nella realtà ed erede dei nostri valori di guidare queste forze di cambiamento. Perché le idee per camminare hanno bisogno di gambe. Questo non appoggiandosi alla stremata ed, a volte, opportunistica corrente cosiddetta cuperliana ma rivolgendosi a tutti coloro i quali credono che i valori democratici che abbiamo abbracciato nel 1948 non siano morti ma, anzi, siano più che mai vivi e che, come si sarebbe detto una volta, meritino di lottare insieme a noi.

Il futuro non sarà così grigio se ricominceremo a credere in lui, proviamoci.

Milano 16 marzo 2016

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