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Esperienza in autobus

Esperienza in autobus

Unknown

Giorni addietro dovevo recarmi a Colle Val d’Elsa da Siena e avendo maturato una certa idiosincrasia per l’uso della macchina ho pensato di utilizzare i servizi di trasporto pubblico.

Logisticamente ho escluso l’uso del treno vista la ben nota arretratezza dei collegamenti ferroviari senesi fermi all’epoca di Leopoldo II. D’altronde a Colle esisteva un collegamento ferroviario con Poggibonsi risalente a  fine 800 ma fu dismesso per diseconomicità nel 1991. L’edificio della stazione ospita oggi una Farmacia ed i binari di un tempo sono oggi ricoperti da una strada intitolata allo scrittore colligiano Bilenchi. In ogni caso andare da Siena a Colle in treno, se fosse stato possibile, avrebbe significato tempi di percorrenza lunghi dovendo passare da Poggibonsi.

Ho pertanto ripiegato sul trasporto su gomma offerto dalla società Tiemme, società per azioni che gestisce il servizio di trasporto locale in Toscana.

Brevemente riassumo la mia esperienza.

In prima mattina salgo sull’autobus che fa il servizio ordinario per Firenze e che prevede una fermata a Colle davanti all’ex stazione. I compagni di viaggio si contano sulle dita di una mano e quindi ho la possibilità di sedermi comodamente nel primo sedile vicino all’autista.

La prospettiva di passare una mezz’ora in totale relax in compagnia di una buona lettura viene presto interrotta da una incessante conversazione telefonica dell’autista che perdura per tutto il viaggio: il tono della voce e gli argomenti trattati mal si conciliano con il ruolo che è chiamato a rivestire in quel momento. L’attenzione per la guida è secondaria rispetto ad una narrazione personale tanto che a un certo punto rischia di saltare una fermata. Ma non mi stupisco più di tanto, è comune oggi  essere chiamati a partecipare a narrazioni collettive del tutto impersonali.

 Tale esperienza mi induce però a delle riflessioni. . 

L’isolamento infrastrutturale della città  da scelta virtuosa sembra essere divenuto una condizione viziosa e insanabile che ha trovato surrogate soluzioni nel  trasporto su gomma privato e pubblico. 

La  sostituzione della vita in città con quella nei tristi dormitori periferici motivata da pseudo vantaggi economici ha determinato una totale dipendenza dall’auto e generato un vorticoso flusso di pendolari intorno ad un centro sempre più vuoto. Il servizio di trasporto su gomma  sempre più residuale per una classe di popolazione che non può permettersi o non può utilizzare il mezzo proprio, quasi crea intralcio a tale circolarità. 

Nel caso sopracitato Il comportamento dell’autista dell’autobus è emblematico della marginalità del servizio pubblico rispetto al trasporto privato come se ormai il primo fosse un accidente economico che presto andrà a scomparire come la stazione di Colle. E l’autista impersona tale marginalità. 

Siena in questa fase storica sembra incapace di immaginarsi un futuro che non sia unicamente quello basato sulla eterna rappresentazione di un passato luminoso che offre dei vantaggi sul piano del richiamo turistico ma che la rende non dissimile da altre città museo.

In realtà sia l’ambiente che la scarsità delle risorse indicano l’urgenza di scelte contrarie che guardino al futuro e che consentano alle persone di  uscire da una logica puramente privatistica. 

L’ottica di più lungo periodo richiede l’implementazione di un tipo di economia di relazione dove l’obiettivo del ritorno monetario sia secondario rispetto al sistema di scambio di valore umano, di solidarietà e condivisione (v. Stefano Zamagni :per un’economia relazionale in Citta Nuova.it). 

Occorre ricordare l’iscrizione sulla porta di Camollia dei tempi di Ferdinando I dei Medici che” Siena ti apre un cuore piu grande“ della sua porta e tale attitudine rivela una cultura della relazione che i tempi moderni sembrano aver ricondotto a mera citazione storica. 

Le contrade rappresentano ancora un luogo di condivisione, di solidarietà di scambio umano che altre realtà hanno perso e ci invidiano. Tale potenziale ricchezza relazionale può rappresentare un elemento vincente nella sfida della modernità e un’alternativa all’appiattimento su modelli economici sub-umani. Purtroppo tale articolato sistema di relazioni stenta a diventare un unicum sociale ed economico in grado di far emergere il vero valore della città e farla dialogare con l’esterno. 

Il turismo scappa e fuggi, il centro aggredito da una anonima offerta di merci, le vie laterali abbandonate all’incuria e al degrado, l’alienazione dei pendolari come dell’autista dell’autobus sono segnali di una pericolosa deriva sociale su cui siamo tutti chiamati ad intervenire. 

Siena, 30 Gennaio 2019

Luciano Fiordoni