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Civismo e solidarietà: vera forza dell’Emilia, e dell’Italia

Una serata a Bologna a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma in Centro-Italia

di Maria C. Fogliaro

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Solidarietà, senso civico, concretezza, organizzazione: ecco l’Emilia profonda, l’Emilia migliore. È quella che si organizza per portare un aiuto concreto alla comunità umbra di Preci, un borgo dall’antico passato, che i suoi esperti chirurghi e la vicina abbazia di Sant’Eutizio dal XV secolo resero famoso in tutta Europa, e che il terremoto nell’ottobre del 2016 ha duramente colpito. È l’Emilia che conosce l’importanza di far sentire la propria vicinanza a chi è stato ferito negli affetti e nei beni, e ha visto la propria storia crollare in un colpo.

Radici forti e solide sono all’origine della serata di beneficenza «VA AL CENTRO», prevista a Bologna il 16 marzo 2017, presso il Circolo Arci Benassi, e organizzata dalla FITeL Emilia-Romagna e dal Circolo Ricreativo Territoriale (CRT) FITeL di Bologna, in collaborazione con la FITeL nazionale.

Nata su ispirazione del Circolo Gruppo Hera di Bologna, «la serata per la raccolta dei fondi da destinare al Comune di Preci − ha detto Claudio Busi (presidente del CRT FITeL di Bologna) − è stata possibile grazie alla collaborazione dei Circoli, la cui forte motivazione ha permesso di organizzare la manifestazione in due mesi». L’idea ha, poi, ricevuto subito il patrocinio di CGIL, CISL, e UIL; del Comune di Bologna; dell’associazione «Solidarietà è Bologna»; dell’Assemblea legislativa, della Giunta, e della Regione Emilia-Romagna.

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Inoltre, hanno risposto all’appello alla solidarietà numerose aziende emiliano-romagnole, molti esponenti della società civile, attori, musicisti e sportivi − come la Nazionale italiana cantanti e la Fortitudo Kontatto, che saranno entrambi presenti al Benassi con una loro rappresentanza −. Gli organizzatori hanno, poi, potuto contare sull’attenzione dei mass-media, e sulla pubblicizzazione gratuita dell’evento da parte di TPER (Trasporto Passeggeri Emilia-Romagna) e dei tassisti di COTABO. «La cosa bella − ha detto Busi − è che di fronte a un evento così grave come il terremoto abbiamo trovato una grandissima disponibilità da parte di tutti », che «ci ha consentito di fare bene e in fretta, e senza la quale niente sarebbe stato possibile».

L’iniziativa − alla quale saranno presenti, fra gli altri, Giovanni Ciarlone (presidente FITeL nazionale), Pietro Bellini (sindaco di Preci), un rappresentante della «Pubblica Assistenza Città di Bologna», oltre a Maurizio Lunghi (segretario generale CGIL Bologna), Danilo Francesconi (segretario generale CISL Bologna), e Giuliano Zignani (segretario generale UIL Emilia-Romagna e Bologna) −, nata dalla sensibilità spontanea e disinteressata dei lavoratori dei Circoli, ha quindi trovato l’energia necessaria per tradursi in azione nella tradizionale capacità di «fare rete» che ha storicamente caratterizzato l’Emilia-Romagna, e che continua a manifestarsi anche in un momento storico come il nostro, caratterizzato da una crisi economica che non passa e dai continui tagli al Welfare − di cui anche i circoli aziendali sono vittime −.

«Da questo punto di vista − ha evidenziato Busi − come FITeL Emilia-Romagna abbiamo una potenzialità elevata, che va sostenuta e accompagnata dal coordinamento fra i diversi circoli aziendali, e fra questi e la FITeL». «Sono convinto, infatti, − ha detto Busi − che questa manifestazione di solidarietà, se opportunamente recepita, potrà essere il punto di partenza per costruire, unitamente ai Circoli, un nuovo modo di lavorare insieme, che sarà utile anche per le iniziative future, che dovranno essere improntate ai nostri valori tradizionali da recuperare e rafforzare: aggregazione, solidarietà, cultura, legami sociali». «È un obiettivo ambizioso − ha concluso Busi −, ma noi vogliamo provarci».

Ricostruire − come il terremoto recente nel Centro-Italia insegna − non significa soltanto rimettere in piedi case, chiese, edifici pubblici, strade. Implica, soprattutto, risaldare i legami di solidarietà e di civismo che di una comunità nazionale dovrebbero sempre costituire le basi. Senza la capacità di entrare davvero in contatto con gli altri, di sentire nel profondo la gioia e la sofferenza dell’altro come nostra, e di agire conseguentemente, nessun reale progresso civile, materiale e sociale potrà mai aver luogo. È questo il capitale sociale che conta davvero.