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Lo sviluppo degli intangibili e la riduzione delle disuguaglianze

Durante la Biennale dell’economia cooperativa, che si é svolta a Bologna in questi giorni, c’è stata una vera e propria presa del Palazzo!

A dispetto di chi diceva che l’economia é una scienza triste, sale gremite e tutto esaurito per partecipare al dialogo sulla lotta alle disuguaglianze tra il premio Nobel Joseph Stiglitz, l’economista Jean Paul Fitoussi e l’ex Presidente della Commissione Europea Romano Prodi.

L’incontro é stato aperto da Pierluigi Stefanini, Presidente del gruppo Unipol, che ha rappresentato il valore delle aziende che operano combinando capitale umano, sociale e green.

La vera innovazione sta nel valore degli intangibili, che consentono uno sviluppo non solo per le aziende ma per i territori su cui insistono.

Stiglitz nel suo intervento, dopo aver illustrato in termini grafici e numerici, l’aberrante disuguaglianza che ha generato crisi, stagnazione, immobilismo sociale, perdita dei diritti civili, ha evidenziato il ruolo primario che l’economia cooperativa potrebbe giocare per agire il cambiamento, causando un’ovazione della platea, composta da molti cooperatori.

Ma in platea ad applaudire non c’erano solo teste canute e dirigenti di società cooperative e finanziarie, c’erano nella sala superiore, ad assistere in video conferenza, tanti giovani che delle disuguaglianze sono le principali vittime.

Stiglitz ci ha mostrato sullo schermo lo stato della disuguaglianza, grafici che evidenziavano come la ricchezza in mano all’1% degli americani é pari a quella del restante 99%.

Tale situazione non consente alle economie di crescere ma soprattutto, sottolinea Stiglitz, é determinata delle scelte errate della politica, spesso al servizio delle corporation.

WE HAVE A CHOICE, recita a caratteri capitali una delle sue slide, anche se i principali attori della dottrina economica non sostengono il cambiamento e adottano ricette costituite da piccoli cambiamenti che non aiutano a fermare la spirale viziosa.

Poiché i problemi sono profondi e fondamentali non si può agire con piccoli rimedi, bisogna rimodellare le nostre economie e le nostre società, imparando dall’esperienza e dai progressi che hanno svelato il loro valore nel corso di decenni.

Ci sono alternative al sistema, ai classici modelli basati sul profitto per sconfiggere disuguaglianze e povertà, bisogna rafforzare lo sviluppo attraverso maggiori investimenti sugli intangibili, che hanno già provato la loro valenza essenziale nell’economia e nella società.

Questo significa che si può costruire un mondo dell’economia migliore, basato sulla solidarietà e sulla giustizia sociale.

Come durante il famoso concerto dei tre tenori, gli economisti si scambiano la parola sul palco argomentando in maniera forte e chiara le ragioni del cambiamento.

Fitoussi ci mette in allerta rispetto al fatto che con la disuguaglianza abbiamo messo in pericolo l’intangibile più importante: la democrazia. È urgente un’azione che possa sanare questa deriva, bisogna fare crescere il benessere collettivo ed operare per il progresso sociale, garantendo la mobilità sociale.

Fitoussi si rivolge a Prodi parlando un italiano perfetto e sottolinea che l’errore dell’Europa é stato avere politiche di austerità sin dall’inizio, proprio nel momento in cui l’Europa, dopo l’unione monetaria avrebbe dovuto investire.

Prodi tira le fila sul concetto di eguaglianza evidenziando che già quarant’anni fa aveva denunciato gli effetti di una differenza salariale di uno a trenta tra operaio e dirigente; ora quella differenza é di uno a trecento ma nessuno se ne preoccupa.

Ci siamo talmente abituati al concetto di disuguaglianza che quando andiamo a votare preferiamo chi promette meno tasse a chi progetta un miglioramento dello stato sociale.

Siamo affetti da una politica di breve termine, di tornate elettorali talmente frequenti che le promesse elettorali sono di breve respiro, così come di breve periodo sono le scelte manageriali di mercato.

Il punto debole della nostra società é lo “shortermismo” e il prevalere della dottrina politica sulla politica economica.

Prodi argomenta dal palco con energia ed una buona dose di ironia: si chiede come mai Stiglitz non viene tradotto in tedesco e rivolgendosi a Fitoussi evidenzia che il progetto europeo inizialmente prevedeva una politica convergente tra le differenti società degli Stati nazione. Ora tali propositi sono divergenti tra chi ha l’imperialismo nel sangue, chi pensa di poter fare tutto da solo e chi come noi italiani attua una eccessiva prudenza che deriva da un sano realismo “contadino”.

Prodi saluta la platea rimandando ad una futura discussione l’approfondimento del tema dell’innovazione tecnologica che, insieme alla finanziarizzazione dell’economia e alla globalizzazione, ci pone davanti al mondo come coloro che secoli fa, dopo la scoperta dell’America hanno dovuto rimodulare la politica e l’economia per la rivoluzione in atto.

Bologna, 9 ottobre 2016