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A Faenza per il «Festival del Teatro Sociale» 2016

di Maria C. Fogliaro

LOCANDINA A3 teatro sociale

A Faenza − città caratterizzata da un vivace associazionismo di base, ma soprattutto nota per la bellezza delle ceramiche e del patrimonio artistico, di cui il MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche) rappresenta certamente l’istituzione più prestigiosa − si svolgerà la selezione regionale dell’Emilia-Romagna in vista della XVIII edizione del «Festival del Teatro Sociale − Proscenio Aggettante», la manifestazione promossa dalla FITeL (Federazione Italiana Tempo Libero) nazionale con l’obiettivo di valorizzare le numerose, ma spesso poco note, realtà del teatro amatoriale italiano.

Dal 6 al 27 luglio, ogni mercoledì piazza Nenni (nota a Faenza anche come «piazzetta della Molinella») ospiterà la rassegna teatrale che vedrà protagonisti i «Solopostinpiedi» del Circolo «Giuseppe Dozza» di Bologna, che apriranno la manifestazione portando in scena La musica dentro − dentro la musica (6 luglio), ispirata al libro di Erri De Luca La musica provata; la compagnia «Gino Caprara» del CRAL (Circolo ricreativo aziendale lavoratori) Hera di Ravenna, con la rappresentazione di La burdèla incajèda (13 luglio) − opera di Bruno Marescalchi, divenuta un classico del teatro popolare romagnolo −; «I Bumburisti» dell’associazione «Fatti d’Arte» di Faenza, con Come topi in trappola (20 luglio), riadattamento della commedia di Agatha Christie Trappola per topi. La manifestazione si chiuderà il 27 luglio con la rappresentazione, fuori rassegna, di Winnie − tratta da Attraversamenti, il tributo di Maurizio Lupinelli al mondo creativo e ai caratteri esistenziali di Samuel Beckett − del «Nerval Teatro» di Ravenna (fondato nel 2007 da Lupinelli ed Elisa Pol, e formato principalmente da attori professionisti con problemi di disabilità) e con la premiazione − da parte della giuria presieduta da Ugo De Vita − della compagnia vincitrice che rappresenterà l’Emilia-Romagna al «Festival del Teatro Sociale», previsto per il prossimo settembre ad Acquapendente (in provincia di Viterbo).

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Presentata il 21 giugno − insieme a un ricco programma di eventi per l’estate − in una conferenza stampa con Massimo Isola (vicesindaco di Faenza) e Benedetta Diamanti (dirigente comunale del settore Istruzione, Cultura e Sport), la manifestazione teatrale, patrocinata dal Comune di Faenza, è frutto di un’idea nata dalla collaborazione fra la FITeL Emilia-Romagna e il consiglio direttivo di «Fatti d’Arte», con l’obiettivo di dar spazio e visibilità alle differenti realtà artistiche non professionistiche, ma socialmente e culturalmente vivaci, presenti in regione.

Fin dalla sua fondazione nell’aprile del 2015 − su iniziativa di Laura Zeffiri, Veronica Bassani, Giulia Bassani e Rosa Granata − l’associazione «Fatti d’Arte», ancora giovane ma certamente promettente, ha realizzato e promosso, a Faenza e nelle zone limitrofe, numerose iniziative e attività di carattere artistico e ricreativo − come i corsi di teatro e di teatro musicale per bambini, ragazzi e adulti (con lezioni tenute anche da insegnanti provenienti dal Circolo degli Attori di Ravenna), o il centro estivo «In Scena!» (attivo dal 20 giugno al 12 agosto 2016), con laboratori di teatro, danza e arti visive per bambini e ragazzi −. La diversità dei percorsi formativi posti in essere − molti dei quali insegnano a lavorare sul corpo, sul respiro e sul movimento − apre a una molteplicità di linguaggi artistici certamente utili per ampliare le capacità dei singoli individui, educare all’arte non soltanto fruita ma anche vissuta e partecipata, e (potenzialmente) formare giovani talenti. L’associazione, inoltre, è pienamente inserita e partecipa attivamente alla vita culturale e sociale della città, come mostra − ad esempio − la recente collaborazione con il MIC all’esposizione itinerante Stili di vita europei attraverso la ceramica. Dal barocco ai giorni nostri.

In una città forte di risorse economiche, sociali e culturali − che sembra non aver sperimentato i fenomeni di spaesamento e di recisione dei legami sociali tipici di altre realtà, soprattutto (ma non solo) urbane −, l’associazionismo dal basso rappresenta una ricchezza dal grande valore socializzante, in grado di accompagnare, grazie all’esercizio popolare dell’arte, processi di partecipazione attiva e di contribuire alla crescita culturale, civile e umana della comunità, e soprattutto dei suoi membri più giovani.