Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

VOLA LA PARTECIPAZIONE ALLE PRIMARIE (AMERICANE)

primarie_lg

Mentre nel nostro paese l’istituto delle primarie all’interno del Partito Democratico sembra conoscere un lento ma inarrestabile declino in termini di partecipazione e credibilità, l’attuale stagione delle primarie americane per le elezioni presidenziali del prossimo novembre sembra mostrare segni di inaspettato dinamismo.
Come è noto ogni paragone è improprio perché nel contesto americano le primarie interessano entrambi i partiti, sono regolate per legge ed il loro svolgimento è garantito dalle istituzioni.
Può essere tuttavia interessante notare come i ricercatori del Pew Research Center stiano monitorando l’affluenza alle primarie 2016 in rapporto agli anni passati. Drew Desilver “So far, turnout in this year’s primaries rivals 2008 record” www.pewresearch.org.
La prima considerazione è che le primarie 2016 stanno capovolgendo molti pronostici: così è per ora con l’inattesa avanzata di Donald Trump in campo repubblicano e con una competizione tra Hillary Clinton e Bernie Sanders molto più serrata del previsto, in campo democratico.
Analizzando l’affluenza alle primarie nei primi dodici stati nei quali si sono svolte, l’affluenza in campo repubblicano è stata del 17,3% degli elettori con diritto di voto, il più alto di ogni anno almeno dal 1980. In campo democratico la partecipazione è stata fin qui dell’11,7%, la più alta dal 1992, con la notevole eccezione dell’anno record 2008 per la competizione tra Barack Obama ed Hillary Clinton.
Come è noto questi dati di partecipazione possono cambiare rapidamente: dipende da come si svolge la campagna: una vota che il risultato sia acquisito a favore di uno dei candidati, nei rimanenti Stati l’affluenza tende inevitabilmente a ridursi in maniera netta.
L’affluenza alle primarie varia considerevolmente tra gli Stati ed a seconda della popolarità dei candidati, ma guardando i dati complessivi alcune tendenze appaiono chiare: sommando il campo democratico e quello repubblicano, la partecipazione è scesa dal 25,7% degli elettori nel 1980 al 14,7% nel 2004 prima del record del 2008 con il 30,4%. Ebbene quest’anno la partecipazione nei primi dodici Stati nei quali si è votato è arrivata al 29%. Un dato molto significativo.
Dati assoluti aiutano a capire meglio: nel 2012 alle ultime presidenziali si recarono alle urne in novembre 129 milioni di americani (il 53,6% degli aventi diritto): in quell’anno circa 28 milioni di persone si erano presentate alle primarie dei due partiti.
Finora nel 2016 la più alta partecipazione si è registrata nel New Hampshire: ben il 52,8% dell’elettorato potenziale del piccolo Stato si è recato a votare alle primarie dei due partiti nello scorso febbraio. Ma questa non è una novità: il New Hampshire che fieramente difende il suo status di essere il primo a votare per le primarie (escluso il caucus dell’Iowa) è sempre stato in testa all’affluenza, tranne nel 2004 in cui fu superato di poco dal Montana.
Possiamo trarre qualche insegnamento da questi dati, che possa essere utile nel nostro paese a coloro cui sta a cuore l’istituto delle primarie?
Probabilmente no.
Dopo dieci anni dal 2006, i limiti volontaristici dell’esperimento ulivista si mostrano sempre più evidenti.
Se l’istituto delle primarie italiane non verrà istituzionalizzato e regolamentato per legge, potrebbe diventare sempre più difficile arrestarne il declino.