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Ginevra Workshop Unifinance di Giusy Cucinotta

Workshop Uni Finance – ITUC- TUAC, e Segretariato del Financial Stability Board

Ginevra, 15, 16 novembre  2012

Nei giorni 15 e 16 novembre si è tenuto a Ginevra un Workshop organizzato da Uni Finance, ITUC  e Tuac, con la partecipazione di alcuni dei membri del Segretariato del Financial Stability Board. Oggetto dell’incontro del seminario la bozza di regole tracciate dal FNB (Policy Measures to address SIFI’s) e da applicarsi alle  banche sistemiche, le c.d “too big to fail”, in tutto 29, tra le quali, unica con sede in Italia, UniCredito. La prima giornata del seminario, alla presenza dei componenti del World Steering Group di Uni Finance, del Presidente di UNI Europa  e di numerosi invitati tra i quali i presidenti del  CAE di UniCredit e BNP Paribas, esponenti del sindacalismo di oltreoceano (Brasile e Usa) , di sindacati appena entrati in Uni, come il nipponico FNJU,  è stata spesa totalmente per preparare l’incontro con il FNB del giorno successivo. Dal gruppi di lavoro, dopo la presentazione dell’elaborato di Uni /ITUC/TUAC sui diritti dei lavoratori nelle istituzioni “Too Big to Fail” , che d’ora in poi chiameremo correttamente G-SIFIs (Global Sistemically Important Financial Istitutions), sono emersi numerosi punti di discussione su come uscire dalla crisi e come organizzare la attività sindacale a questo scopo.

  • dal 2008 sono ben 300.000 i posti di lavoro persi nel settore finanziario in tutto il mondo;
  • tra le 14 principali banche nel mondo, solo UniCredito e Bank of America hanno chiuso il 2011 in perdita: questo fa apparire per lo meno incongruo che, in generale, le  banche espellano forza lavoro.
  • l’offshoring continua a espandersi: dall’Australia verso il sud est asiatico, dall’Europa verso il nord Africa;
  • il turn over dei lavoratori in molti paesi rende difficile organizzarli e organizzare la loro tutela
  • una campagna di informazione sulla attività di Uni Global è indispensabile, ed è già iniziata con lo slogan “Visibility is power”: questo significa utilizzare meglio e sistematicamente  Facebook e Twitter perché  le informazioni acquistino ancora maggiore risonanza ,riprese dai numerosi blog esistenti.
  • le donne e i giovani sono i punti deboli della catena e vanno adeguatamente sostenuti.
  • la formazione è fondamentale, soprattutto per chi lavora alla consulenza: non si può dire a una/un lavoratore/trice di vendere un prodotto come se fosse in un  fast food a friggere  patatine.
  • il consumatore ha diritto di sapere cosa compra, il lavoratore ha diritto di sapere cosa vende.
  • necessaria la cooperazione con le associazioni dei consumatori, per porre in essere iniziative comuni:  in California le banche sono state costrette a ridurre i tassi applicati ai prestiti per gli studenti.
  • non accettabile mettere in connessione pressoché automatica, come fanno molte banche,  una regolamentazione più severa della attività finanziaria e la perdita dei posti di lavoro.
  • il rapporto stretto tra salario incentivante collegato alle performance e le pressioni commerciali ha portato a forme distorte di vendita. Non è possibile che i piani di crescita del  business prevedano un incremento del 15-17% quando il tasso di crescita economica è pari a zero.
  • L’introduzione della MIFID va vista come una carta a favore dei lavoratori, sempre che ci sia la formazione necessaria in materia.
  • nei board delle banche commerciali siedono persone che provengono dall’ investment banking: ciò non è accettabile, non potranno mai favorire la canalizzazione di risorse verso l’economia reale.
  • La classificazione degli istituti di credito secondo i criteri dell’utile o della capitalizzazione borsistica è obsoleta: deve essere invece assunto il criterio del volume degli investimenti nella economia reale, che , per , esempio, per Deutche Bank sono solo 20% del proprio potenziale. questi sono dati che devono essere conoscibili dai consumatori e dagli investitori in genere e che devono orientare le loro scelte.
  • Va messo un tetto alla remunerazione del Top Management con obbiettivi di lungo termine (almeno 3 anni) e l’abbandono del ricorso alle stock option.

Creare una rete di protezione a favore dei lavoratori che denunciano le cattive pratiche delle aziende (c.d wistle blowing)